Piccole isole di niente

 

La sabbia è qualcosa che sta a metà tra la polvere e la roccia, è l’agonia della materia, la sua memoria in granelli.

 

Mi trovo davanti a questi piccoli deserti dove un titano bambino ha disposto meticolosamente un gioco megalitico in miniatura.

 

La piccola Stonehenge, sembra beffarsi dell’oscena iper - realistica  tecnologia e portarci nel vuoto geologico.

 

Corone di sassi immersi per metà in un tempo edulcorato da tutto sembrano disporsi intorno ad uno spazio costruito dopo  un’amnesia volontaria, un luogho in cui l’aridità è frutto di una volontaria cancellazione della vita  che di conseguenza, finisce per abolire necessariamente anche i ricordi.

 

Nella landa aurorale che è una maquette del nulla, Lughia allestisce un rifugio momentaneo dal caos quotidiano, la sua calviniana collezione di sabbie è quasi una Monument Valley privata da percorrere da soli, in silenzio.

 

Eppure un suono c’è, ed è il suono dei nostri pensieri che cadono come granelli di sabbia dentro una clessidra…

                                                                                                                    Marcello Carriero